Appuntamento: ore 16:30, Piazza della Chiesa Nuova
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La mostra “Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630”, ospitata nel rinascimentale palazzo Venezia, vuole descrivere il clima culturale della Città Eterna nel quale visse ed operò il pittore lombardo. I primi anni del XVII secolo sono segnati dal confronto serrato e diretto tra due giganti della pittura italiana: il bolognese Annibale Carracci, capo indiscusso della corrente classicista, e il lombardo Caravaggio, creatore di una rivoluzionaria forma di rappresentazione della realtà. Entrambi scomparvero a un anno esatto l’uno dall’altro: il 15 luglio 1609 Annibale; il 18 luglio 1610 Caravaggio. Il rapporto tra i due artisti è reso evidente all'inizio del percorso espositivo dal l'accostamento fra le rispettive versioni de la Madonna di Loreto realizzate negli stessi anni. Le interessanti basi gettate da Caravaggio e Carracci furono raccolte e sviluppate, negli anni successivi, sia dai pittori classicisti bolognesi, quali Domenichino, Lanfranco, Guido Reni, Albani, che avevano seguito Annibale nella città papale, sia da quanti fecero proprio il drammatico naturalismo di Caravaggio, come testimoniano i dipinti di Orazio e Artemisia Gentileschi, Carlo Saraceni, Orazio Borgianni. Attraverso centoquaranta opere viene data finalmente attenzione a quegli artisti che ebbero la sventura di vivere a Roma nei primi anni del Seicento e che in tempi moderni sono stati letteralmente offuscati dalla popolarità di Caravaggio. Si tratta di artisti giunti a Roma per il Giubileo del 1600 e provenienti non solo da tutta Italia, ma anche dalle grandi nazioni del vecchio continente; si creò quindi una fucina di artisti di formazione, lingua e cultura diverse che lavorarono fianco a fianco scambiandosi stimoli, esperienze, modelli artistici e iconografici.
All’interno del parco della via Latina, a poca distanza dalle mura Aureliane, è un gioiello dell’arte funeraria romana. Una ripida scala immette in una piccola stanza rettangolare, in parte scavata nella roccia. Di fronte alla scala è uno dei più antichi mosaici parietali rinvenuto in Italia che conserva il nome dei due coniugi, Pomponio Hylas e sua moglie Pomponia Vitalinis, le cui ceneri erano ospitate in olle poste nella nicchia al di sopra del mosaico; una di queste si trova attualmente nella cattedrale di Ravello, dove fu portata in seguito ad un saccheggio subito dal sepolcro in epoca medievale. Nonostante le sue ridotte dimensioni, il complesso riveste grande importanza per lo straordinario stato di conservazione degli affreschi che incantano per la preziosità della decorazione a colori vivaci, che ricopre tutte le pareti, movimentate da edicole con frontoni e fregi in stucco con personaggi del mondo mitico. A poca distanza è la basilica di San Giovanni a Porta Latina, risalente al V secolo ma più volte trasformata nel corso dei secoli. L’interno basilicale è dipinto con un ciclo di affreschi con scene dell’Antico e Nuovo Testamento datati al 1190.